22/11/2009

Internet allora sostituirà i maestri?

Internet allora sostituirà i maestri?

No, i «maestri umani» non possono venire meno; saranno, anzi, infinitamente più utili di ora, se sapranno capire e adattarsi al nuovo ruolo — importantissimo — che l’esistenza di questi strumenti richiede. Il cambiamento più grosso avviene infatti nel ruolo dell’allievo: l’apprendimento esperienziale e i procedimenti ipertestuali lo rendono protagonista attivo del suo percorso di apprendimento, che viene da lui stesso costruito e determinato. Questo comporta inevitabilmente una differenziazione: studenti diversi, anche se partissero dallo stesso punto, proseguirebbero rapidamente per strade diverse. Le associazioni, i passaggi che ciascuno fa dipendono dalle sue motivazioni, dalle conoscenze che già ha, da ciò che succede mentre agisce facendo esperienza, e così via; quindi i percorsi non saranno uguali ma fortemente individualizzati.
Questo è l’esatto contrario — come ben sai — di quello che avviene oggi, dove vige l’uniformità a tutti i livelli: quella della «classe» e quella del «programma». D’altra parte, i nuovi strumenti scaricano l’insegnante dal ruolo di illustratore e ripetitore dei singoli contenuti — quello della tipica le­zione in classe, per intenderci. I contenuti vengono assimilati facendo, e questo fare può essere guidato e supportato diret­tamente dallo strumento, come abbiamo visto.
Il ruolo dell’insegnante dovrebbe allora diventare quello di un tutor individuale, simile, se vuoi, all’antico «precettore»: stare dietro al percorso individuale di ciascun allievo, allargarne gli orizzonti, fornirgli lo sfondo, sorreggerlo e aiutarlo laddove si manifestano difficoltà. In una parola, incoraggiare e accompagna­re la costruzione autonoma che l’allievo compie seguendola e indirizzandola verso le direzioni più promettenti e ricche
." Francesco Antinucci, Computer per un figlio. Giocare, apprendere, creare, Laterza, 1999).

 

Leggendo questa citazione di F. Antinucci, ho cominciato a ricordare quando:   

negli anni che vanno dal 1982 al 1985  insegnavo a Milano e passeggiando, per alcune strade incontravo gruppetti di bambini cinesi, non nascondo, ancora oggi, la mia meraviglia quando li sentivo parlare in milanese, è una cosa che ha innescato in me curiosità ed una serie di interrogativi sulle potenzialità dei bambini e su come l’ambiente, la società, i mezzi a disposizione li modificano e trasformano il loro modo di parlare, pensare, i loro interessi ed aspirazioni.

Ricordo che allora usavo una calcolatrice per fare i conti, una radiolina per ascoltare musica, c‘era poi la  TV o il cinema e per comunicare con gli amici c’era  il telefono o la posta.

 

Oggi  basta un computer, questo sconosciuto ancora per molti “adulti”, è invece per i bambini ed i giovani uno strumento che ormai fa parte della quotidianità.

Oggi il computer è per le nuove generazioni  una fonte inesauribile di possibilità espressive e comunicative.

 

Io continuo a fare l’insegnante e cerco di adattarmi e comprendere le nuove tecnologie ed i new media, penso anche che la sfida evolutiva, oggi, si gioca sulla formazione e sull’ educazione all’uso delle nuove tecnologie, che aprono nuovi spazi creativi e formativi.

 

La consapevolezza dei mezzi a disposizione e del loro utilizzo, nelle nuove generazioni, supera abbondantemente ogni mia immaginazione, ma il mio compito di educatore in questa fase di transizione, di cambiamento radicale, che sta subendo la società è sicuramente quello di fornire le abilità, conoscenze e le competenze adeguate, ma anche quello di rafforzare nei giovani i valori, cioè quelle concezioni esplicite del grado di importanza che viene accordata a delle modalità di essere e di agire,  valori che si colgono nel modo di pensare e nei comportamenti dei giovani, si strutturano nel corso dell'infanzia, ma soprattutto, nell'adolescenza.

 

Noi insegnanti abbiamo il compito di mettere i giovani nella condizione di prendere coscienza di sé, per  far fronte alle mutevoli esigenze della vita, con il duplice obiettivo di contribuire al progresso della società e di raggiungere il pieno sviluppo e la piena realizzazione della persona.

 

Mi piace ricordare una canzone di Gaber-Luporini “la libertà” quando recita “libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.

La partecipazione alla vita della comunità non è facile, soprattutto per gli adolescenti, perché c’è sempre qualcuno che vuole imporre la sua visione  delle cose ed indicare  in che modo il  mondo deve cambiare,  cosa è importante fare o studiare, e quindi consiglia la strada da seguire e questo genera spesso reazioni negli adolescenti.

Per questo motivo diventa fondamentale partire dagli interessi dei singoli alunni, dagli stimoli che provengono dall’ambiente e lasciare che ciascuno abbia la possibilità di organizzare e progettare in modo autonomo il proprio percorso e progetto di vita, allora la creatività che è in ogni persona può emergere e l’individuo può decidere la propria strada ed evolvere con l’ambiente.

 

Compito dell’insegnante, deve essere  quello di coinvolgere e  motivare gli alunni, affinchè si sentano liberi protagonisti della progettazione del proprio futuro nella comunità. La motivazione, la partecipazione, devono essere supportate dalla consapevolezza, dalla capacità di analizzare la situazione personale e della comunità di appartenenza, dalla conoscenza delle proprie capacità, abilità, competenze, senza trascurare che è fondamentale costruire una mente libera da ogni credenza e da ogni idealizzazione (Krishnamurti J. La ricerca della Felicità traduzione di Vergiani V.  Fabbri Milano  1997).

 

L’approccio costruttivista all’apprendimento ha messo in discussione la validità delle tradizionali forme di insegnamento basate su una pedagogia istruzionista di tipo trasmissivo; proponendo la collaborazione tra intelligenze diverse, promuovendo una forma di apprendimento collettivo, incentrato sull’aiuto reciproco e sulla partecipazione di tutte le menti e sottolineo la partecipazione di tutte le menti.

L'apprendimento collaborativo è  il metodo che pone in rilievo l’importanza della cooperazione tra discenti, tra discenti e docenti, quando possibile tra genitori e docenti. L’apprendimento non   deve essere più considerato come il passaggio di nozioni ed informazioni dal docente al discente, ma la co-costruzione sociale realizzata con la mediazione dell’insegnante, gli alunni devono poter imparare attraverso il fare e poter riflettere su quanto fatto, sperimentare personalmente sentendosi coinvolti in senso globale.

 

Le possibilità che si hanno con l’avvento di internet, nonché con la nascita del web 2.0 sono molteplici, il valore formativo dell’ipertesto può facilitare l’aggregazione e l’integrazione delle conoscenze, offrire molteplicità di percorsi per rendere efficace e personalizzabile l’apprendimento, privilegiare le correlazioni trasversali, sviluppare la dimensione metacognitiva, permettere la nascita della comunità di pratica e dello sviluppo di un’intelligenza collettiva.

 

Il ruolo dell’insegnante in questa nuova realtà è  quello di partire dalle attitudini personali degli allievi, per potenziarle e fornire cosi abilità e competenze con i mezzi che i nostri giovani sanno ben usare, i new media, tenendo presente che  vanno anche incoraggiati, educati, guidati verso la piena coscienza delle proprie abilità, competenze possedute e vanno motivati fornendo loro i valori su cui puntare, dice L. Becchetti: (Becchetti L. “I giovani e la crisi globale” L'Osservatore Romano 16 gennaio 2009) la sorgente in grado di alimentare in modo costante e permanente lo sforzo maggiore oggi richiesto per accedere a una posizione lavorativa stabile è il valore umano e sociale dell’attività che si intraprende. Un valore che si scopre sia scegliendo attività ricche di significato,  sia esplorando il senso profondo  della dimensione  del  lavoro. In questo è possibile coniugare le esigenze del sistema socio-economico con la sollecitazione di Benedetto XVI che invita a educare i giovani a “valori quali la sobrietà, la solidarietà e la responsabilità, per sconfiggere l’individualismo e gli interessi di parte e difendere il bene di tutti”.

 

Ruolo dell’insegnante deve essere anche quello di aumentare l’autostima sviluppando l’autoefficacia  (self-efficacy) cioè la convinzione nelle proprie capacità di organizzare e portare a termine con successo le  azioni necessarie  a gestire adeguatamente i propri progetti, questo produce una influenza positiva e quindi un maggior impegno in termini di qualità di iniziative e di energie attive.

 

Deve inoltre valutare  la realtà individuale e familiare per analizzare i vincoli e le opportunità, in modo da poter indurre un pensiero in cui prevalga l’autoefficacia,  e la  consapevolezza che una mente libera diviene  vincente quando  è convinta delle proprie capacità, senza arrendersi al primo ostacolo, ma cercando gli strumenti per risolvere i problemi.

Oggi i docenti hanno la possibilità di reinventare l’insegnamento rendendolo sicuramente più efficace e rispondente alle necessità dei giovani e della società, con un po’ di coraggio e soprattutto tanta buona volontà, ma è necessario anche educare i genitori e la comunità a guardare la scuola in modo nuovo ed accettare i cambiamenti  necessari affinchè la nostra società possa restare competitiva nella sfida evolutiva.

21/11/2009

benvenuti!!

Salve a tutti!! finalmente anch'io sulla rete con il mio primo blog!!

 

Lo scopo principale è lo scambio di informazioni e di idee riguardanti argomenti di carattere scientifico e scolastico!!

 

Un benvenuto a tutti!!

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